6 novembre 2012

Tale padre, tale figlio!



Oggi, mio figlio, 7 anni, mi ha passato un foglio con scritta questa cosa... Tutta farina del suo sacco...
Dite che dovrei preoccuparmi?


Una bambina che aveva paura

Una notte di Halloween c'era una bambina che aveva paura e quando vedeva un mostro scappava via e non voleva salutarlo e andava a casa dai suoi genitori e stava così bene. Ma erano cattivi i suoi genitori. Erano dei mostri i suoi genitori. Erano dei costumi da genitori.
Aiuto! I miei genitori sono dei mostri, disse la bambina e poi scappò via lacrimando.
La bambina trovò una casa uguale e disse: io non voglio andare in quella casa e all'improvviso una mano la spinse dentro la casa e c'era una mummia e lei urlò urlò urlò e alla fine all'improvviso svenne e la guardò attentamente e lei era sveglia e guardò la mummia e svenne ancora.
SM

3 novembre 2012

Farfalle e mosche


Papà?
Sì, amore. Dimmi.
Ma è vero che i vermi diventano farfalle?
Sì, beh, alcuni credo proprio di sì. Perché?
Niente, così. Ma senti, alcuni possono diventare anche delle mosche?
Oddio, non so. Potrebbe pure essere.
Poverini.
Perché, amore?
No, così. È che se uno può diventare una farfalla e invece si ritrova a essere una mosca, non è proprio la stessa cosa.
Beh, sì, le farfalle sono più carine. Ma sai cosa ti dico? Non penso proprio che per loro faccia grande differenza.
Forse hai ragione, diventare una mosca non deve sembrare brutto a un verme, vero papà?
Probabilmente, no. Ma perché ti interessano queste cose, cucciolo?
No, niente, così.
Ne avete parlato a scuola?
No, ma da due giorni ho ripreso a far visita alla signora Piera.
Bravo, è una bella cosa quella che stai facendo.
Sì, lo so, papà. Però non so se ci tornerò di nuovo.
Perché, amore?
La signora Piera da quando siamo tornati dalle vacanze è molto stanca, non parla più molto, io le racconto quello che abbiamo fatto al mare, dei bambini che ho conosciuto, cose così, tanto per dire qualcosa, e lei rimane ad ascoltare zitta zitta, credo le piaccia, sorride. Però...
Cosa, amore?
No, è che la signora Piera deve aver comprato un sacco di vermi, di quelli che diventano mosche. In casa è pieno di vermi e mosche, ce ne sono dappertutto. Non c’è neanche una farfalla, però, sai? Non capisco una cosa: perché la signora Piera se li tiene anche addosso? Non è bello da vedere, dovrebbe fare qualcosa, magari aprire le finestre, farli uscire. Anche perché, papà, c’è un puzzo terribile in casa della signora Piera...

Silenzio


Che strano silenzio.
Mauro spense il trattore. I tori, nella stalla, sembrava trattenessero il respiro. Erano solo le dieci di mattina, e di solito a quell'ora qualcuno in giro c'era. Smontò, appoggiò i guanti alla ruota e andò a vedere. Magari era accaduto qualcosa, un incidente.
Non c'era anima viva. E sempre quel silenzio. Si toccò le orecchie, funzionavano. Uscì in strada. Si incamminò in direzione della Piazza. Poco oltre, all'altezza della Trattoria, vide un uomo, di spalle. L'uomo camminava lento, ciondolando. Lo raggiunse. Non gli parve nessuno di conosciuto. Era pallido in volto. Parecchio. E poi vide la colonna di gente. Tanti, tutti sconosciuti. Marciavano spediti in direzione della strada provinciale. Anche loro ciondolavano, anche loro erano pallidi, di un pallore davvero innaturale, come quello che viene ai cadaveri lasciati all'aperto.
Dove stavano andando? Possibile che per strada non ci fosse nessun altro di Besate? Dove erano finiti tutti? Qui nessuno parlava, neanche sembrava accorgersi della sua presenza. Proseguì per vedere cosa ci fosse di tanto interessante. Due metri oltre il cartello del paese, un muro di nebbia nascondeva qualsiasi cosa alla vista. Solo che non era stagione di nebbia.
La gente, muta e senza fretta, ci si infilava dentro. Cosa diavolo stava accadendo?
Spazientito, Mauro tornò indietro, e raggiunse quasi di corsa il suo portone.
Tranquillo, si disse, è tutto a posto, tutto normale.
Qualche istante dopo, notò che i tori non c'erano più, neppure le galline, neppure Giulio che avrebbe dovuto essere lì a controllare l'essiccatoio.
Solo lui sembrava sempre uguale, non era diventato pallido, non era morto come quelli là fuori. E allora? Forse, si disse infine, non aveva senso riprendere subito a lavorare.
Non subito. Rientrò in casa ad aspettare e a ripulirsi quello strano filo di bava nera che gli stava uscendo dalla bocca...

24 maggio 2012

L'ultima notte




Entro nel locale.
È perfetto. Pieno zeppo di gente.
Giovani.
L'ho immaginato così tante volte, che potrei farlo a occhi chiusi. Giro in mezzo a volti (e corpi) caldi, carichi, sudati. Respiro la loro stessa aria, mi riempio gli occhi delle loro stesse emozioni, le orecchie della loro musica. Per ricordarmi chi sono, accarezzo il manico del coltello, nella tasca dei calzoni. Quello che sono venuto a fare, potrei farlo a occhi chiusi. Qui, in nessun altro luogo.
E poi perché altrove? Perché in altro modo?
Perché dovrei scegliere un posto tanto triste come una stazione della metropolitana? Perché dovrei fissare il mondo a duecento all'ora mentre tutto cade? Perché dovrei chiudermi nel cesso di un ristorante, lasciando la fine di ogni cosa a delle stupide gocce di chimica? No. Sarà qui. Sarà così, in mezzo a tutta questa vita. A questa bella gente.
E poi, finalmente, sarò libero, correrò fuori, e volerò sopra tutto e tutti, poco importa verso dove.
Quale sarà di loro? Chi sceglierò? Chi avrà l'onore? Chissà se punterò a caso, se basterà contare fino a dieci con gli occhi chiusi e lui (o lei) comparirà lì davanti a me?
No, non dovró scegliere. Sará lui (o lei) a parlarmi, senza aprire bocca. Sará lui (o lei) ad accompagnarmi, ad aprirmi la porta della gabbia.
Domani questa lunga (infinita) notte finirá. L'alba di un nuovo giorno mi attende. Domani, alla fine, smetteró queste tristi vesti e indosseró un sontuoso manto fatto solo di luce e di colore.
Offriró vita per nuova vita. Perché se non si muore, non si puó neppure rinascere.
Chi morirá per me stanotte? Per chi moriró io?
Moriremo entrambi, per non lasciarci mai piú.
Due in uno. E l'uno per il tutto.
Ecco, lo sento, sta per giungere l'istante. Stringo il manico. Sento esplodere la vita nel petto. Oh, sí. Lui ora è accanto a me, ride, mi sussurra nell'orecchio una lingua che non conosco. Ride e canta. Io gli sorrido, rido e canto.
Finché tutto accade.
Ora volo, la porta è aperta, spalancata. Mentre lui è lí, in una pozza di sangue sul divano in fondo al locale, e gli occhi fisssi pieni di luci e colori.
E io che adesso (e per sempre) posso andare, libero. Lontano.
Addio lunga, infinita notte.


Il Gioco dell'Albatro...

Primo assaggio delle illustrazioni di Gianluca Bettio per il primo libro di Samuel Giorgi. Il signore qui rappresentato è Il Professor Paolo Alberto Castro.


5 agosto 2011

Samuel Giorgi pubblica il suo primo romanzo

Ebbene sì. Ho iniziato a scriverlo, l'ho interrotto per qualche anno, mi sono dato ai racconti (neri, ovviamente) e poi l'ho ripreso in mano. Adesso qualcuno lo ha letto, gli è piaciuto e ha deciso di pubblicarlo. Questo qualcuno, signore e signori, sono gli amici della casa editrice Piemme. Incredibile? Sì, assolutamente incredibile. Ospiteranno me e le mie parole nella collana Linea Rossa (www.piemmelinearossa.it). Sarò il loro primo esordiente italiano. Ancora mistero intorno al titolo e allo pseudonimo dell'autore, ma queste sono solo quisquilie, miei cari.
Vi terrò aggiornati.
Per ora, vi posso solo dire che si parlerà di suicidi, tanti, tantissimi suicidi. Inspiegabili, immotivati suicidi. La cornice sarà uno stupendo sperduto e innocente paesino della Val D'Ossola. Nessuno è innocente dite voi? Oh sì, nessuno. Almeno fino a prova contraria. Ahhahahaha!
Vostro, forever, Darkwriter.

14 marzo 2009

Ancora tra i primi tre al NeroPremio

Due su due: secondo concorso al quale DW partecipa con un racconto e dopo il gradito secondo posto alla 33sima edizione ora un onoratissimo terzo posto. Per essere i primi due tentativi in assoluto direi che non c'è male! Questa volta con Tamagotchi, una novella un pò più pulp rispetto alla Stazione del Basta. Bene, bene. Vedremo cosa sarà di noi ai prossimi giri di giostra. Baci a tutti.


Classifica finale dell'edizione 34 del NeroPremio

1° Classificato - L'astronave dimenticata di Luigi Brasili

2° Classificato - I confini del gioco di Roberta Di Pascaio

3° Classificato - Il tamagotchi di DarkWriter

4° Classificato - Black Dog di Nicola Colaianni

Scrittura Creativa

The Big Thrill