29 agosto 2008

Il mio paese




«Gabriele.»
«Chevvuoi?»
«La sai una cosa?»
«Cosa?»
«Il mio paese è un paese dove puoi sognare e, a volte, questi sogni diventano veri.»
«Ma davvero?»
«Oh, si. Il mio paese è un paese dove la gente costruisce le sue cose, le sue case, lavora in pace e non pensa di notte a come fregare il prossimo.»
«Ma guarda un po’.»
«Si, si. E sai, il mio paese è un paese dove se tu vedi una donna che ti piace, le fai la corte e se va bene lei accetta di uscire la sera con te e se poi va ancora meglio finisce magari che te la sposi e ci fai pure dei figli. E’ un posto così, il mio paese, col cielo azzurro e la terra ocra, pieno di verde, di gente nei parchi e sulle spiagge, di contadini nei campi e nei boschi, di urla di bimbi e fili d’aquiloni…»
«Da non crederci.»
«Gabriele.»
«Eh?»
«Ma secondo te, un paese come il mio paese, dove potrebbe essere?»
«Se non lo sai tu.»
«Il mio paese deve esistere da qualche parte, no?»
«Cosa vuoi che ne sappia io, so solo che se ci troviamo in questa cella del cazzo è perché io ho fatto esplodere il cuore di quella buona donna di mia moglie con una lama da quindici, e tu hai smontato a pezzi e sotterrato in una porcilaia due troie che si erano permesse di chiederti i soldi per la loro prestazione.»
«Gabriele.»
«Chevvuoi?»
«Sai che ti dico?»
«Cosa?»
«Sei un materialista di merda.»

27 aprile 2008

La notte più lunga



La notte più lunga
Fatto. Anche questo è andato. Non per vantarmi, ma anche stavolta sono stato piuttosto bravo. Cacchio, saranno pure serviti trentacinque anni nel recupero crediti. Intendiamoci, non è come fare il detective, ma poco ci manca. Si converrà che non è proprio da tutti rompersi la testa e la schiena (e le palle) con indagini certosine, eterni pedinamenti, perquisizioni al limite della legalità, sempre e solo per beccare qualcuno con le mani nel sacco, nel mio caso con il bene da pignorare, normalmente macchine di lusso o robetta del genere. Beh, c’è da dire che prima d’ora non avevo mai ammazzato nessuno. Ma volendo questo è solo un dettaglio. (continua)
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La Stazione del Basta

La Stazione del Basta

Che cavolo di posto, scomodo, puzzolente e freddo. Probabilmente l’avevano concepito così apposta. Perché mai uno dovrebbe mettersi a suo agio e rilassarsi mentre aspetta la metropolitana? (...)
Francesco, ad ogni modo, non era lì perché avesse intenzione di andare da qualche parte. Sperava solo di non essere disturbato troppo. (...) Per ora aveva altro su cui meditare.
La prima Bestia arrivò lentamente, sbadigliando e sferragliando con gli occhi spenti. Aprì i suoi fianchi ma non inghiottì nessuno. Era troppo presto. (continua)

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Scrittura Creativa

The Big Thrill